Descrizione
Nota Stampa. La pace non è un’utopia ma una realtà da difendere. Il Sindaco Daniela Ghergo: «Cambiare lo sguardo sul presente». Tommaso Greco: «La pace è ciò che già abitiamo»
Fabriano 11 febbraio 2026 – Si è tenuto venerdì scorso, all’Oratorio della Carità, l’incontro pubblico promosso dal Comune di Fabriano con Tommaso Greco, docente di Filosofia del diritto all’Università di Pisa, in occasione della presentazione del suo libro Critica della ragion bellica. Un appuntamento partecipato e seguito con grande attenzione, introdotto dal Sindaco di Fabriano Daniela Ghergo e moderato dal professor Galliano Crinella, che ha aperto uno spazio di riflessione profonda su uno dei nodi più delicati del tempo presente: il modo in cui le nostre società stanno tornando a considerare la guerra come una realtà inevitabile.
Nel corso dell’incontro, Greco ha proposto un ribaltamento di prospettiva rispetto alla narrazione dominante. L’idea che la storia sia “fatta di guerre” e che la pace rappresenti solo una parentesi o un ideale irraggiungibile, ha spiegato, produce un effetto culturale chiaro: rende accettabile tutto ciò che prepara il conflitto, dall’abitudine al linguaggio bellico alla giustificazione preventiva del riarmo, fino alla progressiva erosione delle libertà democratiche. Quando la guerra viene raccontata come una condizione normale della storia, la pace smette di apparire come una realtà possibile e viene relegata a un obiettivo lontano, distante dalla vita quotidiana.
Al contrario, uno dei punti centrali del ragionamento sviluppato da Greco è che la pace non è un’astrazione, ma una realtà concreta che già abitiamo. Gran parte dell’Europa e del mondo vive oggi in una condizione di pace, intesa non come assenza di problemi o di tensioni, ma come assenza di violenze armate, distruzioni e perdita di vite umane. Confondere questa condizione con uno stato di guerra permanente, ha sottolineato il prof. Greco, significa abituare le persone a una percezione distorta della realtà, che alimenta paura, rassegnazione e una richiesta continua di risposte basate sull’uso della forza.
Da questa consapevolezza deriva un punto centrale della riflessione: se la pace è una realtà, allora è anche qualcosa che può essere difeso, curato, rafforzato, non attraverso il confronto armato o il riarmo, ma attraverso percorsi diversi dal conflitto. In questo senso, Greco ha richiamato il valore del diritto come strumento vivo e operante, non come apparato astratto o indebolito. Il diritto internazionale, come il diritto in generale, esiste e funziona solo nella misura in cui viene applicato, difeso e agito dalle persone, dalle istituzioni e dalla società civile.
Un’ampia parte dell’incontro è stata dedicata al legame tra democrazia e pace. Greco ha spiegato come le scelte sulla guerra e sulla pace non siano mai neutrali e non ricadano allo stesso modo su tutti: c’è chi le decide e chi ne subisce le conseguenze. Per questo, ha sottolineato, è fondamentale che decisioni così gravi passino attraverso istituzioni democratiche solide, luoghi in cui le persone possano essere rappresentate e informate, e dove sia possibile chiedere conto delle scelte compiute. Rafforzare la democrazia, rendere trasparenti le decisioni che riguardano la sicurezza e il futuro comune, significa quindi tutelare concretamente la pace e impedire che venga messa in discussione senza un vero confronto pubblico.
Il confronto ha toccato anche temi di stringente attualità, dal rapporto tra sicurezza e libertà alla gestione dei fenomeni sociali complessi, come la devianza giovanile o le tensioni internazionali. In tutti questi ambiti, è emersa l’idea che una lettura esclusivamente emergenziale e securitaria rischia di produrre risposte automatiche e sproporzionate, mentre riconoscere la complessità della realtà consente di valorizzare strumenti basati sulla fiducia, sulla prevenzione, sull’educazione e sulla responsabilità condivisa.
«Questo incontro – dichiara il Sindaco Daniela Ghergo – ha offerto alla città l’occasione di fermarsi e interrogarsi sul modo in cui guardiamo il presente. Rimettere la pace al principio non significa negare i conflitti o le difficoltà, ma riconoscere che la pace è una realtà che esiste e che va difesa ogni giorno, attraverso il diritto, la democrazia e la partecipazione consapevole. È un cambio di sguardo necessario, soprattutto in un tempo in cui l’abitudine alla guerra rischia di diventare una facile scorciatoia».