Descrizione
Venerdì 6 febbraio 2026 alle ore 21, all’Oratorio della Carità, il Comune di Fabriano promuove un incontro pubblico dedicato a una parola protagonista centrale e fragile del nostro tempo: Pace. Un termine spesso evocato, ma sempre più difficile da praticare e da rendere credibile in una fase storica segnata dal protrarsi dei conflitti armati, da un clima diffuso di insicurezza e da una crescente semplificazione del dibattito pubblico.
Protagonista della serata Tommaso Greco, Professore di Filosofia del Diritto dell’Università di Pisa, che guiderà una riflessione sul modo in cui, nelle società contemporanee, si costruisce una “ragione bellica”: un insieme di argomenti, rappresentazioni e paure che finiscono per rendere la guerra pensabile, accettabile, talvolta persino inevitabile. Al centro dell’incontro, il tentativo di aprire uno spazio diverso, fondato sulla fiducia, sul diritto e sulla responsabilità, mettendo in discussione l’idea – oggi sempre più ricorrente – che la forza sia il principio ultimo delle relazioni tra gli Stati e tra le persone.
A introdurre e moderare l’incontro sarà il Prof. Galliano Crinella, che accompagnerà il pubblico lungo i nodi principali del dialogo: la pace non come semplice tregua o assenza temporanea di guerra, ma come scelta di metodo e di orientamento; la guerra non come destino inscritto nella natura umana, ma come narrazione che si alimenta di paura e diffidenza. Un percorso pensato per parlare alle persone, riportando la riflessione dentro la vita concreta: nelle relazioni quotidiane, nella scuola, nelle istituzioni, nella capacità di riconoscere l’umanità anche quando il contesto sembra negarla.
Il confronto prende le mosse dal volume “Critica della ragione bellica”, che invita a interrogarsi su un presupposto profondamente radicato nel nostro immaginario collettivo: l’idea che la guerra sia all’origine della storia e che la pace rappresenti soltanto una parentesi fragile. Una prospettiva che non si limita a descrivere la realtà, ma contribuisce a costruirla, legittimando l’uso della forza. La proposta è quella di rovesciare questo schema, rimettendo la pace non come obiettivo lontano da raggiungere a ogni costo, ma come principio che orienta il diritto, le relazioni e le scelte pubbliche, e che richiede di essere costruito, protetto e custodito nel tempo.
Dichiara il Sindaco Daniela Ghergo: «In questi mesi, mentre l’Italia e l’Europa tornano a discutere di riarmo e il mondo continua a essere attraversato da conflitti aperti e ferite civili profonde, il rischio più grande è l’assuefazione: accettare che la guerra diventi uno sfondo permanente e che la pace venga considerata marginale o irrealistica. Fabriano sceglie di fare il contrario, rimettendo al centro del dibattito la pace come principio, come criterio con cui misurare le parole, le decisioni e le responsabilità collettive. Si tratta di una scelta che riguarda la dignità delle persone e il modo in cui una comunità decide di vivere il proprio tempo. Siamo in una fase segnata da precarietà economica e da un’informazione frammentata che rende più difficile distinguere i fatti dalle interpretazioni. In questo contesto, la pace rischia di essere ridotta a una pausa tra emergenze, mentre riguarda la vita quotidiana di ciascuno: le priorità che si scelgono, il linguaggio che si utilizza, la fiducia che si concede o si ritira, la tenuta dei diritti quando la paura cresce. C’è poi un elemento che non può essere rimosso: il silenzio e l’indifferenza, che torna a posarsi sui luoghi del conflitto quando l’attenzione si sposta altrove, come se bastasse una parola pronunciata o una firma apposta per trasformare la realtà. La pace non nasce per dichiarazione, né può diventare un alibi che autorizza a distogliere lo sguardo. È un bene fragile che va costruito e custodito con coerenza e responsabilità. Riflettere oggi su questi temi significa assumersi un impegno che non è astratto né delegabile, ma riguarda ciascuno di noi, come cittadini e come comunità».