Descrizione
Nei Comuni dell'Ambito Territoriale Sociale 10 quasi il 28% dei residenti ha più di 65 anni, e molti vivono in una delle 158 frazioni del territorio, lontano dai servizi del centro. Per loro e per le famiglie che li assistono ci sono oggi un Centro Servizi Anziani e una Guida ai Servizi, nati dal Patto per il Benessere degli Anziani. L'Ambito 10 e il Comune di Fabriano hanno presentato questo percorso a Trento il 2 e 3 ottobre, alla sesta edizione del convegno «Anziani. Dignità, Relazioni, Cure» organizzato dal Centro Studi Erickson.
Il Centro Studi Erickson è un editore trentino specializzato in educazione e servizi sociali, e al convegno partecipano operatori, docenti universitari e professionisti che lavorano con le persone anziane. La relazione è stata presentata dall'assistente sociale dell'ATS 10 Chiara Polverigiani. Con lei c'erano il coordinatore dell'Ambito Lamberto Pellegrini e l'assessore alla Comunità e alla Solidarietà del Comune di Fabriano Maurizio Serafini.
Il caso portato a Trento è quello di un territorio montano con una popolazione anziana numerosa e distribuita su molti piccoli centri. Qui servizi pubblici e associazioni hanno scelto di lavorare in rete.
Il percorso è partito da una co-ricerca svolta con l'Università di Urbino. Su quella base l'ATS 10 ha riunito in un Tavolo permanente 28 soggetti, tra enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore. Il Tavolo lavora con il Design Thinking, un metodo che parte dalle esigenze concrete delle persone e costruisce le risposte insieme a chi poi le userà. Da questo lavoro sono nati il Centro Servizi Anziani, la Guida ai Servizi e il Festival della Terza Giovinezza.
La relazione ha indicato anche le prossime tappe. La prima riguarda i caregiver familiari, cioè chi si prende cura a casa di un parente anziano: per loro la rete punta ad attivare percorsi di sostegno dedicati. La seconda riguarda la casa, con la sperimentazione del progetto «Vivere Insieme» al Complesso San Biagio, una forma di accoglienza più leggera rispetto alle strutture residenziali tradizionali.
L'assistente sociale Chiara Polverigiani, che ha presentato la relazione: «Abbiamo portato al convegno Erickson l'anima della nostra rete territoriale. Il nostro intervento è stato recepito con grande interesse e partecipazione dalla platea, proprio perché abbiamo dimostrato come un approccio partecipativo e dal basso possa funzionare concretamente, trasformando le persone anziane in protagoniste attive del welfare locale. Il nostro obiettivo non è solo erogare prestazioni, ma ascoltare e connettere. La nostra visione, che ha colpito molto il pubblico, è chiara: non vogliamo un Tavolo che si riunisca, ma un Tavolo che progetta; non una rete che aderisce, ma una rete che lavora; non un Patto sulla carta, ma un Patto che vive nei territori. Questo riscontro ci dà una spinta enorme per affrontare le prossime sfide, prima fra tutte l'attivazione di percorsi di sostegno mirati per i caregiver familiari».
Il coordinatore dell'ATS 10 Lamberto Pellegrini: «Essere selezionati per un palcoscenico internazionale come quello di Erickson dimostra che la direzione che abbiamo intrapreso è quella giusta. Di fronte a una popolazione che invecchia, non potevamo più permetterci la frammentazione degli interventi. Abbiamo costruito un'infrastruttura sociale forte, in cui il Centro Servizi Anziani agisce da vera e propria cabina di regia per una rete capillare di servizi territoriali. Il nostro è un welfare di prossimità che mira a colmare le distanze tra centro e periferia, garantendo che nessuno venga lasciato solo, neppure nelle frazioni più isolate del nostro Appennino. A Trento abbiamo dimostrato che quando istituzioni e Terzo Settore uniscono le forze con responsabilità e collaborazione, le aree interne non sono più un luogo di marginalità, ma un laboratorio di innovazione per tutto il Paese».
L'assessore Maurizio Serafini: «La partecipazione al convegno di Trento non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa importante di consapevolezza e acquisizione di spunti di rilancio. Il confronto con le altre realtà nazionali e il riscontro ottenuto consentono alla rete dell'ATS 10 di guardare al futuro con l'obiettivo di rendere il proprio Tavolo Permanente una metodologia di lavoro stabile, auspicando che questa dinamica di "amministrazione condivisa" possa ispirare anche i tavoli di programmazione a livello regionale. L'invecchiamento della popolazione in atto in tutto il territorio nazionale, più marcato nella nostra Regione e nelle Aree Interne, richiede di ripensare i servizi e le politiche locali per rispondere ai bisogni (e ai desideri) di una popolazione anziana in profonda trasformazione. Se da un lato è sicuramente necessario il potenziamento degli interventi domiciliari, sui quali non ci sono misure di sostegno adeguate in atto, dall'altro una recente ricerca evidenzia uno dei grandi paradossi dell'abitare anziano in Italia: il 90,7% degli over 65 è proprietario della propria abitazione, circa 13 milioni di persone. Solo il 9,3% vive in affitto, con un canone medio di 531 euro. Ma essere proprietari non significa necessariamente abitare bene. Molte abitazioni sono state costruite oltre quarant'anni fa e non sono state pensate per accompagnare l'invecchiamento dei loro abitanti: mancano ascensori, persistono barriere architettoniche, gli impianti possono essere obsoleti e i consumi energetici elevati. Pur riconoscendo il ruolo fondamentale delle Strutture Residenziali (anch'esse prevalentemente collocate in ambienti non idonei), è urgente sviluppare nuove soluzioni abitative di soggiorno e accoglienza meno invasive e flessibili, integrate da forme di sostegno e cure leggere ma continuative. La sperimentazione del progetto "Vivere Insieme" presso il Complesso San Biagio, con i suoi nove posti in sei appartamenti, vuole essere una palestra concreta per la programmazione futura di queste modalità residenziali. Mi hanno colpito particolarmente il percorso e l'esperienza di EnEa di Treviso, dove un sistema virtuoso di assistenza integrata occupa circa 600 operatori, di cui oltre 500 dipendenti delle varie professioni: la risposta a un bisogno che è anche un'importante opportunità occupazionale. Nel nostro territorio c'è molto da fare e abbiamo le idee chiare verso quali direzioni orientare gli interventi».